La Mostra
21 novembre > 16 dicembre 2009
Palazzo Regio, Cagliari

Desulesina con mazzo di fiori, anni Trenta
Dalla seconda metà degli anni Venti agli anni Settanta, la vicenda umana e artistica di Giuseppina e Albina Coroneo, straordinarie sorelle di Cagliari, ci appare unica e intrigante, rimasta finora pressoché esclusa dal quadro delle vicende artistiche del Novecento. Chi erano? Con quali opere erano capaci di incantare il pubblico delle mostre? O suscitare il vivace interesse di eminenti critici e affermati artisti quali Nicola Valle, Ugo Ojetti, Giuseppe Biasi, Eugenio Tavolara, Ubaldo Badas, Gio Ponti, agi occhi dei quali si dichiararono soltanto «modeste artefici d’ago e di carte colorate», in realtà creatrici in grado di declinare efficacemente la loro immaginazione verso ambiti diversi, dimostrando di saper alternare registri stilistici ed espressivi distanti. Ad oggi, la «loro reputazione non è ancora pari al loro merito»: considerazione che anima la mostra e il ricco catalogo, testimonianza permanente del loro operato, che contiene scritti di Marco Peri e Vittorio Sgarbi. Quest’ultimo sostenendole da sempre, dice:« I “pupazzi” delle Coroneo non sono solo bambole … né sono giocattoli per bambini, perché nella maggior parte dei casi rispecchiano un mondo che è diventato adulto in modo parossistico, non escludendo la vecchiaia e la sofferenza, in forme assai lontane dalla spensieratezza infantile. In ciò consiste la dimensione universale, extra-femminile, delle Coroneo: nel riferirsi, cioè, a una condizione dell’uomo, dominata dall’insensatezza e dal dolore, in un pessimismo cosmico che solo raramente è attraversato da qualche brivido di ironia. Il tutto accentuato, grottescamente, dall’esprimersi attraverso forme simboliche che esemplificano al meglio, nel momento stesso in cui diventano arte e non più gioco, la distanza irrecuperabile con l’infanzia, ovvero con la fase della nostra vita più legata all’illusione della felicità».
